C’è un filo sottile, eppure resistentissimo, che lega Tivoli al cinema fin dalle sue origini. È il filo dell’acqua di Villa d’Este, della pietra millenaria di Villa Adriana, dei vicoli di pietra di Tibur che hanno saputo trasformarsi, di volta in volta, in set dell’antica Roma, in salotto borghese, in periferia felliniana.
Un secolo di questo amore verrà ripercorso martedì 7 ottobre alle ore 16.00 alla Biblioteca comunale di Tivoli, a Palazzo Coccanari de’ Fornari. Un incontro aperto alla città, dedicato proprio al rapporto tra Tivoli e la settima arte, dalle origini del muto alle produzioni più recenti. In programma la storia delle produzioni realizzate in città, anche attraverso i trailer dei film dell’epoca, con un focus speciale su quelle due meraviglie Unesco che il cinema mondiale ha più amato: Villa Adriana e Villa d’Este.
Non è un caso. Solo negli ultimi dieci anni, grazie al lavoro della Tibur Tivoli Film Commission, sono stati realizzati un centinaio di film tra grande schermo e televisione. Tivoli è un set naturale a cielo aperto, dove basta girare l’angolo per ritrovare una scena già vista al cinema.
Il Gran Viale di Villa d’Este: da Ben-Hur a Woody Allen
Se c’è un’immagine che più di tutte ha fatto il giro del mondo è quella del Gran Viale delle Cento Fontane di Villa d’Este. Lunga cento metri, costeggiata dai tre canali dell’Aniene, dell’Ercolano e dell’Albuneo, la sua scenografia d’acqua è stata scelta per una delle scene più iconiche del kolossal Ben-Hur di William Wyler (1959): il banchetto con Charlton Heston.
Ma la Villa degli Este non ha smesso di sedurre. Woody Allen vi ha girato alcune sequenze del suo To Rome with Love nel 2012, e la Sala Tiburtina, con i suoi affreschi di scorci tiburtini, è diventata lo studiolo di Leonardo nella serie internazionale su Leonardo da Vinci coprodotta da Rai, France Télévision e Rtve nel 2020. E ancora: tra gli ulivi di località Pomata, Mel Gibson ha girato i primi minuti del suo The Passion.
Villa Adriana: l’impero che diventa Hollywood
Dopo la Seconda guerra mondiale, con la riscoperta del Canopo e i grandi scavi, Villa Adriana si avvia a nuova vita anche come set. Dal 1960 in poi diventa meta fissa di produzioni nazionali e internazionali.
La lista è una storia del cinema italiano. Si comincia con Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi (1960) di Mario Mattoli e Tototruffa ’62 di Camillo Mastrocinque, si passa per i fratelli Taviani con Allonsanfàn (1974), per Dagobert di Dino Risi (1984), fino a La balia di Marco Bellocchio (1999), Denti di Gabriele Salvatores (2000) e Notizie degli scavi di Emidio Greco (2010).
E poi c’è l’Hollywood a Villa Adriana: Il sangue e la rosa di Roger Vadim (1960), Il colonnello Von Ryan con Frank Sinatra, Il ventre dell’architetto di Peter Greenaway del 1987, The Order (2003) di Brian Helgeland, il visionario The Fall (2006) di Tarsem Singh e Tutti i soldi del mondo di Ridley Scott (2017). Senza dimenticare le serie tv: da Angels in America a Elisa di Rivombrosa, fino a I Medici e Killing Eve.
Il centro storico, set di Fellini e Verdone
Il cinema a Tivoli non è solo ville. Fu Federico Fellini tra i primi a scoprirla, girando nei pressi di piazza Garibaldi alcune scene esterne del suo 8½ nel 1963. Carlo Verdone ha portato la sua ironia al cimitero tiburtino in Bianco, rosso e Verdone e in un vicolo del centro per Sono pazzo di Iris Blond. Dario Argento ha scelto Tivoli per 4 mosche di velluto grigio (1971).
E la storia continua oggi. Piazza delle Erbe e piazza Palatina sono state la Varsavia occupata de La Storia di Francesca Archibugi (Nastro d’Argento 2024 come serie dell’anno), mentre i vicoli del centro hanno echeggiato dei passi dei soldati tedeschi per Morbo K di Francesco Patierno.
L’incontro del 7 ottobre sarà dunque molto più di una conferenza: un viaggio nelle immagini, tra trailer d’epoca e ricordi, per capire perché Tivoli, da oltre sessant’anni, continua a far girare la macchina da presa. Un’occasione per rivedersi, sullo schermo, nella propria città.







