Mentana, la villa appartenuta a Federico Zeri entra nella rete museale nazionale: sarà un centro di arte e ricerca

Elisabetta Aniballi
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La memoria di uno dei più grandi storici dell’arte del Novecento torna a vivere e si apre alla città. Villa Zeri, la storica dimora di Casali di Mentana appartenuta a Federico Zeri, entrerà a far parte della rete museale nazionale. È stato, infatti, sottoscritto un accordo di valorizzazione tra il Ministero della Cultura e l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, che ha ereditato le proprietà del critico e storico dell’arte scomparso nel 1998. Proprio su impulso degli enti coinvolti è stato deciso di affidare la gestione culturale (e il programma di apertura al pubblico) all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione musei nazionali della città di Roma, guidato da Luca Mercuri.

Un passaggio storico, promosso dalla Direzione generale Musei, che trasformerà la residenza privata di Zeri in un luogo della cultura a tutti gli effetti.

“Villa Zeri entra a far parte della rete museale nazionale e si prepara a diventare un luogo di studio, formazione e produzione culturale – ha dichiarato il ministro della Cultura Alessandro Giuli -. La dimora di Mentana custodisce la memoria di Federico Zeri, uno dei più autorevoli storici dell’arte del Novecento, insieme al suo metodo e alla sua idea della conoscenza come esercizio critico. L’accordo con l’Università di Bologna consentirà di consegnare progressivamente questo patrimonio alla fruizione pubblica e di aprirlo a studiosi, artisti e cittadini”.

La casa come opera totale

Edificata all’inizio degli anni Sessanta su progetto dell’architetto Andrea Busiri Vici, Villa Zeri non era una semplice abitazione. Era stata concepita da Zeri come un organismo unico. Uno spazio di vita, di studio e di conservazione. Tra quelle mura, per decenni, si sono incontrati studiosi, collezionisti, direttori di musei internazionali, attratti dal metodo inconfondibile di Zeri, dal suo occhio infallibile e dal suo rapporto quasi fisico con le immagini. Oggi quel patrimonio immateriale trova una prospettiva di lungo periodo. L’intesa, firmata dal direttore Luca Mercuri e dal Rettore dell’Alma Mater Giovanni Molari, prevede interventi progressivi di riqualificazione, conservazione e abbattimento delle barriere architettoniche per garantire l’accessibilità e la futura apertura stabile al pubblico.

“Abitare le immagini”, il progetto

Il programma di valorizzazione si intitola significativamente “Villa Zeri. Abitare le immagini” e sarà sviluppato insieme all’Università di Bologna e alla Fondazione Federico Zeri. Non solo una casa-museo, ma un centro vivo e produttivo. Il progetto prevede la progressiva musealizzazione degli spazi, laboratori di conservazione e restauro, mostre temporanee dedicate ai grandi temi di ricerca di Zeri, convegni e seminari specialistici, attività didattiche, progetti editoriali e residenze d’artista. Un dialogo continuo tra memoria, ricerca e contemporaneità, in rete con università, musei e istituti di ricerca italiani e internazionali. “Con questo accordo, assicuriamo una prospettiva di lungo periodo a un luogo di straordinario valore culturale e simbolico – ha sottolineato il Rettore Molari -. Siamo molto grati a Federico Zeri che ha scelto l’Università di Bologna quale custode della sua eredità culturale, affidandole un patrimonio che continua a essere fonte di ricerca e crescita per la collettività“.

La nuova rete delle dimore d’autore

Con l’ingresso di Villa Zeri si consolida la strategia della Direzione generale Musei e dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo di costruire, a Roma e nel suo hinterland, una rete diffusa di case museo e luoghi della memoria. Dopo l’acquisizione di Casa Pasolini e, più di recente, di Casa Balla, la villa di Casali Mentana si aggiunge a realtà già affermate come la Casa Museo Mario Praz, la Casa Museo Boncompagni Ludovisi e la Casa Museo Hendrik Christian Andersen. “Vogliamo restituire pienamente alla collettività non soltanto la casa di Federico Zeri, ma anche il suo metodo di lavoro, il suo sguardo – ha spiegato ancora Luca Mercuri -. Facendo della villa un punto di riferimento nazionale e internazionale per gli studi e la produzione culturale”.

Un progetto che guarda anche al riequilibrio territoriale, portando cultura e partecipazione al di fuori dei tradizionali poli del centro storico, in linea con gli obiettivi del Piano Olivetti per la diffusione culturale. Come ricorda Alfonsina Russo, Capo del Dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale: “È un caso emblematico di come la collaborazione virtuosa tra istituzioni possa tradursi in nuove opportunità di sviluppo per i territori”. (Immagini di copertina, dal sito del Mistero della Cultura).

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