Si volta pagina in casa Asa Tivoli Spa, la partecipata che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti. Dopo 12 anni di gestione monocratica, l’azienda passa dalla figura dell’amministratore unico al consiglio di amministrazione collegiale. Una svolta formalizzata nei giorni scorsi dall’assemblea dei soci, in attuazione di una recente delibera del consiglio comunale.
A guidare la nuova governance sarà l’Ing. Pierluigi Pietrangeli, nominato Presidente. Al suo fianco siederanno il Prof. Antonio Pisapia e l’Ing. Francesca Leo. Tre professionisti tiburtini, sottolineano da Palazzo San Bernardino, con competenze che spaziano dalla tutela ambientale e difesa del suolo alla sostenibilità e all’economia circolare. Il sindaco Marco Innocenzi ha parlato di un “passaggio importante per proseguire il lavoro condiviso sul fronte della gestione dei rifiuti”, rivendicando un’eredità di numeri. Tivoli al 78% di raccolta differenziata è il risultato di “oltre 12 anni di capillare sensibilizzazione” fatta di campagne nelle scuole, nei quartieri e con le attività commerciali.
Da qui l’indicazione per il nuovo Cda, con l’obiettivo di consolidare il risultato, investire ancora in educazione ambientale e migliorare i servizi. E il ringraziamento del Comune, doveroso, è arrivato verso chi ha chiuso un’era. L’Ing. Francesco Girardi, che ha guidato la società nella fase di rilancio, e l’Ing. Emilio Engst, definito “tecnico stimato per competenza e umanità”. Due figure che, sottolineano dal Comune, “hanno trasformato un’idea complessa e ambiziosa in una realtà solida e riconosciuta”. Fin qui la versione ufficiale. Perché sulle nomine è scoppiata immediatamente la bufera politica.
Dalle minoranze l’attacco è stato duplice. Primo: i costi. Il passaggio da amministratore unico a Cda a tre membri, per le opposizioni, significa un aggravio di spese per una società che dovrebbe invece razionalizzare le risorse. “Si passa da uno a tre stipendi nel nome del cambiamento, ma a pagare è sempre il cittadino”, è il refrain che circola tra i banchi del consiglio. Secondo: la natura delle nomine, giudicata più politica che tecnica. Nonostante i curricula, l’opposizione legge nelle scelte di Palazzo San Bernardino una lottizzazione di matrice Fratelli d’Italia, chiamata a occupare le caselle di una delle partecipate più strategiche della città. A far discutere, in particolare, la figura del Prof. Pisapia, per il suo passato impegno politico-amministrativo sul territorio. Replica a stretto giro di posta della maggioranza. “Nessuna poltrona, ma competenze certificate. Il modello collegiale è garanzia di controllo e trasparenza, non un costo, ed è quanto previsto dalla norma per rafforzare le società in house“, hanno commentato dal Comune.
Ai nuovi vertici, ora, il compito più difficile: raccogliere un’eredità pesante e dimostrare che il cambio di governance non è solo un cambio di poltrone, ma un vero salto di qualità per il servizio.







