Dopo 50 anni Roma ridisegna se stessa: approvata la nuova mappa dei quartieri, 334 nomi per raccontare la città reale

Elisabetta Aniballi
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Roma non sta più dentro i confini disegnati nel 1977. Lo ha stabilito giovedì 1 ottobre l’assemblea capitolina, approvando la nuova mappa territoriale della Capitale che aggiorna, dopo quasi mezzo secolo, la rappresentazione ufficiale della città. La nuova geografia individua 334 quartieri urbani, 22 rioni e 101 zone funzionali. Un salto enorme rispetto alle 155 “Zone Urbanistiche” che fino ad oggi costituivano l’unico reticolo statistico disponibile. Una griglia che non riusciva più a contenere una metropoli cresciuta soprattutto oltre il Grande Raccordo Anulare, dove sono nati interi pezzi di città rimasti senza nome ufficiale. 

Non è solo una questione di toponomastica. La delibera votata ieri, che chiude un percorso durato oltre quattro anni, è il frutto di un metodo inedito per Roma. Fatto di ricerca scientifica e partecipazione civica che hanno camminato insieme, coinvolgendo i Municipi, le università La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre, l’Istat, associazioni, comitati di quartiere e migliaia di cittadini.

Le parole del sindaco Roberto Gualtieri

Intervenuto dopo il voto, il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri ha rivendicato il valore politico dell’operazione. “Con il voto dell’assemblea capitolina portiamo a compimento un lavoro importante e necessario, che dopo quasi cinquant’anni ci consegna una nuova geografia della città, più aderente alla Roma di oggi”.  E ancora, in una nota diffusa dal Campidoglio e ripresa nel corso della presentazione al MAXXI: “Roma è profondamente cambiata e questa mappa ci permette di conoscere meglio i suoi territori e le comunità che li abitano, riconoscendo e valorizzando l’identità e il senso di appartenenza dei suoi quartieri. Non introduciamo nuovi livelli amministrativi, ma ci dotiamo di uno strumento concreto per avere dati più precisi – ha spiegato Gualtieri -. Programmare meglio gli interventi, distribuire in modo più efficace servizi e risorse e rafforzare le politiche di prossimità. Conoscere meglio Roma significa governarla meglio e costruire una città sempre più vicina alle persone”. 

Un concetto che il primo cittadino aveva già anticipato nei mesi scorsi, presentando il lavoro: “Non è un semplice aggiornamento cartografico, ma uno strumento che ci offre dati precisi sui quartieri di una Roma strutturalmente policentrica. È una mappa viva, aperta al confronto, che restituisce la complessità e la ricchezza della nostra città”. Parole che chiariscono il senso dell’operazione: la mappa non crea nuove circoscrizioni, non aggiunge poltrone né uffici. Serve a leggere la città. Avere dati demografici, sociali ed economici a livello di singolo quartiere – e non più di macro-aree anonime – significa poter programmare asili, trasporti, servizi sociali e investimenti secondo il modello della “città dei 15 minuti”.

Un lavoro corale

Il percorso era iniziato in commissione Roma Capitale, Statuto e Innovazione Tecnologica, presieduta da Riccardo Corbucci. Lì, il responsabile dell’Ufficio di Scopo Partecipazione e Quartieri Andrea Catarci e il professor Salvatore Monni, coordinatore del gruppo scientifico, avevano presentato una prima proposta di 332 quartieri e 100 zone funzionali. Il confronto con i Municipi ha portato ad aggiustamenti di confini e toponimi, recepiti e tradotti in ulteriori miglioramenti, fino al numero definitivo approvato in aula consiliare.

Dopo 49 anni, Roma ha finalmente una fotografia aggiornata di sé stessa. E, come ha detto Gualtieri a Radio Radio subito dopo il voto, è stato “un traguardo importante e atteso per anni, raggiunto grazie al contributo dei cittadini”.

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