West Nile virus, il Lazio raddoppia i casi in una settimana: 36 contagi, 2 a Guidonia Montecelio 

Scritto da
4 Minuti di lettura
4 Minuti di lettura

Non si ferma l’ondata di West Nile nel Lazio. A metterlo nero su bianco è l’ultimo bollettino dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e della Regione Lazio, aggiornato al 12 agosto. Sono 36 i casi confermati in tutta la regione, 17 in più rispetto a una settimana fa, tutti autoctoni.  Un balzo che preoccupa i sanitari, perché raddoppia in sette giorni il conto dell’estate più pesante degli ultimi anni per quanto ringarda le arbovirosi.

La mappa del contagio

Il virus si è insediato con forza nella Capitale. Rispetto allo scorso aggiornamento, due casi sono stati accertati nella Asl Roma 1, che copre il centro storico e i municipi I, II, III, XIV e XV. Altri tre casi si sono registrati nella Asl Roma 3, tra Ostia, l’entroterra e Fiumicino; cinque nella Roma 2, la più estesa, che va dai Parioli a Tor Bella Monaca.

Aumenta anche la pressione sulla provincia. Due i positivi nella Asl Roma 5, a est, che comprende grandi Comuni come Tivoli e Guidonia Montecelio, e quattro nella Roma 6, che copre i Castelli Romani e il litorale sud. Ma è il sud del Lazio a restare l’epicentro. La provincia di Latina, con 17 casi, è di gran lunga la più colpita. Seguono a distanza Viterbo con due casi e Frosinone con uno. Nessun caso si registra, al momento, a Rieti. Un dato che, tuttavia, non sorprende gli epidemiologi. Pianura, caldo umido, canali e risaie sono l’habitat ideale per la zanzara Culex, il principale vettore. Dal quadro clinico, 18 pazienti hanno sviluppato la forma neuro-invasiva, la più grave, 16 presentano febbre, due sono donatori asintomatici individuati grazie allo screening del Centro regionale sangue.

200 metri intorno alla casa

La risposta dei sindaci è immediata e segue il manuale. Come accaduto nei giorni scorsi a Villanova di Guidonia e successivamente a Marco Simone Setteville Nord, dove l’accertamento di due casi ha fatto scattare il protocollo. Il sindaco Mauro Lombardo ha immediatamente disposto il rafforzamento delle misure di contrasto al vettore, già attive sul territorio. Le azioni, come recitano le ordinanze, “saranno intensificate nel raggio di 200 metri dall’abitazione della persona risultata positiva” e rientrano nelle disposizioni del Piano nazionale Arbovirosi 2020-2025, che definisce le strategie di prevenzione, monitoraggio e controllo delle malattie trasmesse da vettori. Significa disinfestazioni adulticide al tramonto, trattamenti larvicidi nei tombini, porta a porta per eliminare i ristagni d’acqua.

Un virus che non va da uomo a uomo

A spiegarlo è l’Istituto superiore di Sanità. I serbatoi naturali del West Nile sono gli uccelli selvatici, le zanzare ne sono i vettori, le loro punture il principale mezzo di trasmissione all’uomo. Più rari, anche se documentati, i contagi tramite trapianti, trasfusioni e via materno-fetale. La malattia non si trasmette per contatto. Nella maggior parte dei casi l’infezione decorre senza sintomi. Quando si manifestano, durano pochi giorni, a volte qualche settimana, e cambiano con l’età: febbre leggera nei bambini, febbre alta, mal di testa e dolori muscolari nei giovani adulti, quadri più severi negli anziani e nei fragili.

Per questo, avvertono infettivologi e Regione, la vera prevenzione resta domestica: svuotare sottovasi e contenitori d’acqua ogni due giorni, usare repellenti a base di DEET o icaridina, indossare maniche lunghe al tramonto, installare zanzariere e trattare con larvicidi tombini e grondaie. Il picco stagionale è atteso tra fine agosto e settembre. I prossimi bollettini diranno se il raddoppio di questa settimana è stato l’apice o solo l’inizio.  

Condividi questo articolo