Tra storia e presente, dal ‘pioniere’ Olivetti all’apertura della prima biblioteca di fabbrica del Lazio: il convegno  

Elisabetta Aniballi
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Una giornata tra storia e presente. L’inaugurazione della prima biblioteca di fabbrica della regione Lazio, nel ricordo dell’esperienza che fu di Adriano Olivetti, imprenditore “innovatore” che nel 1939 volle sperimentare uno spazio dedicato ai libri, alla cultura e alla formazione negli stabilimenti della sua impresa di Ivrea, Piemonte. Nell’immaginario collettivo, rimasta famosa per le macchine da scrivere, le calcolatrici e in seguito i computer di prima generazione.

Una idea che avrebbe segnato un’epoca, fino ad essere riprodotta in altre realtà industriali della Olivetti al termine del secondo conflitto mondiale e per tutti gli anni ’50. Idea ripresa e rielaborata con elementi di modernità nel 2026 dall’associazione ‘Ars Altera Cura’ della presidente Elena Lippiello, adattata alla ‘fabbrica’ del lavoro in cava e nei laboratori della Società del Travertino Romano a Guidonia Montecelio. Da giovedì 8 aprile sede ufficiale della prima biblioteca di fabbrica del Lazio, spazio del sapere aperto a studenti, professionisti, semplici appassionati di libri sulla geologia, sull’architettura e non solo. “Un’esperienza con radici antiche, che guarda alla complessità del mondo d’oggi e responsabilmente al futuro”, ha voluto sottolineare il presidente del Centro per la Valorizzazione del Travertino Romano, Filippo Lippiello, nel corso del convegno che ha preceduto il taglio del nastro. 

Matteo Castorino, giovane ricercatore universitario e studioso dell’opera e del lavoro di Adriano Olivetti, tra i partecipanti al tavolo, ha parlato di quanto siano attuali le innovazioni introdotte dall’imprenditore di Ivrea e dell’importanza di “riallacciare i fili con quelle esperienze che consentirono, con gli operai, la crescita di intere comunità locali”.

La solidità dei libri quale fonte qualificata per raccontare il presente e tramandare il sapere. Alberto Prestininzi, professore emerito di geologia applicata dell’università La Sapienza di Roma, ne ha voluti donare alcuni tra i più preziosi appartenuti alla sua biblioteca personale. Come lascito alle nuove generazioni di professionisti e studenti. “Lo studio e la formazione, il sapere e l’apprendimento passano da un unico strumento: i libri”, ha detto. Elisabetta Di Maddalena, amministratore unico della Str, tra gli ideatori e promotori della biblioteca di fabbrica pensata all’interno di una azienda in particolare “ma di tutte le imprese del settore estrattivo”, ha ricordato il suo vissuto professionale alla Società del Travertino Romano, di come il binomio studio lavoro sia diventato per lei strumento di crescita, decidendo di allargare questa opportunità a tutti i dipendenti, ai loro figli, all’intera comunità locale.

Nel ringraziamento rivolto al sindaco di Guidonia Montecelio Mauro Lombardo, “molto attento alle esigenze della sua comunità”, Di Maddalena ha ricordato l’importanza solidale della “comunità delle aziende del Travertino che realizzano cose meravigliose nel mondo”, di come abbiano maturato la consapevolezza di aprire questo ‘saper fare’ ai cittadini che vivono il loro stesso territorio. Mauro Lombardo ha sottolineato l’importanza della riscoperta del libro e della carta in un’epoca digitale che brucia tutto in fretta, “nella nostra esperienza amministrativa siamo partiti da una biblioteca aperta saltuariamente per arrivare a sei biblioteche aperte sempre con orario continuato”, ha detto il sindaco.

Ospite d’onore, Matteo Olivetti. L’architetto, pronipote di Adriano, ha incentrato il suo intervento sulla storia della sua famiglia, parlando delle sorti dello storico gruppo industriale – “che oggi non esiste più, dove nacquero le biblioteche di fabbrica” – e dell’eredità tangibile ovunque lasciata dal suo ‘visionario’ prozio, scomparso ormai 66 anni fa. Marco Bertucci, consigliere regionale e presidente della commissione Bilancio alla Pisana, oltre a ricordare l’impegno economico e programmatico della Regione Lazio nel promuovere i libri e la lettura, si è rivolto a Matteo Olivetti nel ricordo di un aneddoto personale. Quando, “da commercialista e consulente del lavoro, nello studio di famiglia, si lavorava sui calcolatori IBM”, che rappresentarono una innovazione tecnologica e culturale di portata epocale.

Francesco Maria Dandini de Sylva di Unindustria è stato ancora testimone dell’impegno delle imprese estrattive nel sostenere iniziative di crescita culturale e sociale “rovolte alle comunità locali”. Adesso la biblioteca di fabbrica è aperta e fruibile. Alle scolaresche, agli studenti universitari, ai professionisti di materie tecniche: ingegneri, architetti, geologici. L’intenzione è però di ampliare l’offerta formativa e divulgativa aumentando il numero e la tipologia di libri. Saranno ben accette anche donazioni di privati, che volessero contribuire alla crescita ulteriore di una realtà, al momento, unica nella regione Lazio.             

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