Un pacchetto da oltre 100.000 alloggi in dieci anni. È questo l’obiettivo del Decreto Legge n. 66/2026, convertito nella Legge 2 luglio 2026, n. 116. Il cosiddetto “Piano Casa” varato dal Governo per contrastare l’emergenza abitativa punta a rimettere in circolo il patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato. E a Roma la partita vale da sola circa 80.000 immobili.
Il nodo INPS e la dismissione ferma dal 2012
Dentro al decreto c’è un capitolo dedicato all’INPS. L’Istituto nazionale di previdenza sociale ha un patrimonio da reddito che supera le 23.000 unità tra residenziale, commerciale, terreni e pertinenze. Di queste, oltre 7.000 sono abitazioni: il 70% risulta occupato, il 30% libero. Con il Piano Casa ne entreranno subito nel circuito circa 1.000 a destinazione residenziale. Ma il numero è destinato a salire. Il DL 66/2026 apre infatti alla riconversione di unità con altre destinazioni attraverso operazioni ad hoc. L’obiettivo è doppio: sbloccare una dismissione che l’ente aveva avviato nel 2012 e che procede a rilento, e allo stesso tempo dare una risposta concreta alla mancanza di alloggi popolari e sociali.
Roma e Lazio in prima fila
Il baricentro dell’operazione è tutto laziale. Il 55% dell’intero patrimonio immobiliare da reddito dell’INPS si trova, infatti, nella regione Lazio. Solo nella Capitale, secondo le analisi del Sunia, sindacato inquilini e abitanti, l’ente possiede circa 3.800 appartamenti. Di questi, 350 sono attualmente in locazione e l’INPS ha già manifestato l’intenzione di venderli al Comune di Roma. Andrebbero ad aggiungersi ai 208 già transitati nel patrimonio capitolino: 120 nel 2023 e altri 88 nel 2025.
Oltre 800 alloggi verso il pubblico
La spinta più consistente arriva però dal bando per l’edilizia residenziale sociale chiuso dal Campidoglio nel 2025. Qui l’INPS ha partecipato con oltre 500 appartamenti destinati all’housing. Non si tratta di case popolari tradizionali, ma di alloggi a canone calmierato per la cosiddetta “fascia grigia”: famiglie che non rientrano nei parametri ERP ma faticano sul mercato libero. L’attenzione si è concentrata prevalentemente sui dipendenti pubblici, quali rappresentanti delle Forze dell’Ordine, professori, infermieri e tutte quelle categorie di lavoratori che non riescono con gli stipendi del ceto medio ad acquistare i pagare un canone di locazione nella Capitale. Sommando le vendite dirette e gli esiti del bando, sono quindi circa 850 gli appartamenti che potrebbero passare presto nelle mani dell’amministrazione pubblica romana. Una dote importante per un Comune alle prese con liste d’attesa lunghissime e sfratti in aumento.
La regia a tre: Governo, Regione, Campidoglio
Il DL 66/2026 affida lo sblocco dei circa 80.000 immobili pubblici inutilizzati di Roma a una collaborazione stretta tra Campidoglio, Regione Lazio ed enti previdenziali. INPS in testa. Il meccanismo è chiaro: gli enti mettono sul tavolo il patrimonio invenduto o sfitto, il Comune lo acquisisce e lo destina a edilizia residenziale pubblica o sociale, spesso dopo interventi di riqualificazione. Per Roma si tratta di una delle operazioni immobiliari più rilevanti degli ultimi anni. Resta da vedere i tempi di attuazione e le risorse per le ristrutturazioni, nodo cruciale per rendere davvero abitabili molti degli alloggi oggi vuoti. Ma la direzione del Piano Casa è tracciata: trasformare il mattone pubblico fermo in una risposta all’emergenza casa. E stavolta, con l’INPS in campo, i numeri iniziano a pesare. (immagine di copertina, dal sito di Roma Capitale).







