Ci hanno sempre detto che la guerra con l’Iran e il conseguente blocco del transito delle petroliere fosse la causa dell’alto costo dell’energia.
Invece no. Esattamente il giorno seguente alla dichiarazione dell’apertura di Hormuz il costo dell’energia non cala. La bolletta per i cittadini e le imprese italiane schizza in alto, in una traiettoria a tratti schizofrenica.
Proviamo a ripercorrere i fatti. Siamo ad Aprile il prezzo medio dell’energia si attesta a 119,47 euro Mwh, a Maggio 119,35, a Giugno, subito dopo la riapertura di’ Hormuz, a 128,01.
Mentre proviamo a raccogliere le idee, l’IDF ha bombardato il Libano e l’Iran ha dichiarato che la conseguenza sarà l’immediata chiusura dello stretto di Hormuz. Ci risiamo. La domanda sorge spontanea: cosa ne sarà del prezzo dell’energia?
Non si possono fare previsioni.
Certo è che il rischio deindustrializzazione del paese con questi costi energetici è ormai concreto. Si pensi che nel 2016 il costo medio dell’energia era 42,78 euro al Mwh, nel 2019, fase pre-covid, 52,32, nel 2020 38,92 e saltando i clamorosi anni post covid con punte oltre i 350 euro Mwh, si passa nel 2023 a 127,24, nel 2024 a 108,52 e nel 2025 a 115,94 mentre oggi, come detto in precedenza, si è attestato a 128,01. Siamo a ben tre volte di più di 10 anni fa. Quello che forse non tutti sanno è che
Il prezzo dell’energia non è determinato dal costo di produzione ma dalla borsa.
Il mondo della produzione è ostaggio della speculazione, i cittadini vittime inermi.
La crisi della Electrolux e della Stellantis sono determinate principalmente dagli alti costi di produzione, a loro volta causati dal caro energetico con migliaia di posti di lavoro a rischio.
Il presidente di Confindustria individua negli alti costi energetici e nell’asfissiante burocrazia i principali ostacoli allo sviluppo.
Il paese è posto davanti a scelte di sistema perché non si può rimanere nel guado dettato dalle ambiguità. L’Europa unita ed allargata è una scelta irreversibile, lo snellimento dei processi decisionali è una necessità. Lo sganciamento della quotazione dell’energia elettrica dal gas (processo borsistico speculativo) è l’unico obbiettivo immediato da troppo tempo rincorso. Poi ben venga la programmazione per l’indipendenza energetica.
Firmato: NEEMIA







