Tivoli, dagli scavi riemerge l’iscrizione che conferma la Basilica del Santuario di Ercole Vincitore

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Il reperto di età augustea dà conferma archeologica al passo di Svetonio: qui Augusto amministrava la giustizia. Un ritrovamento di straordinaria rilevanza scientifica è emerso nel corso delle indagini archeologiche al Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, uno dei complessi monumentali più spettacolari dell’Italia romana. Ne dà comunicazione l’Ufficio Stampa e Comunicazione MiC (Ministero della Cultura)

Nel corso delle nuove ricerche, avviate dall’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este con il finanziamento del Ministero della Cultura – Direzione generale Musei e in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma, è stato rinvenuto un blocco di architrave in travertino intonacato recante parte di un’iscrizione monumentale. Le lettere, chiaramente leggibili, riportano: [BA]SILICAM DE[—].

L’iscrizione, databile all’epoca dell’imperatore Augusto, tra fine I secolo a.C. e inizi I secolo d.C., costituisce la prova decisiva: conferma che l’edificio individuato nel 1992 alle spalle del tempio era effettivamente una basilica. Si tratta di un grande spazio pubblico coperto, di oltre 800 metri quadrati e con una facciata monumentale a nove ingressi, destinato a funzioni amministrative e giudiziarie.

Il legame con Svetonio
Alla luce del rinvenimento, acquista nuova forza un celebre passo dello storico Svetonio, De vita Caesarum, Divus Augustus 72. Svetonio ricorda come Augusto frequentasse Tivoli e che “in porticibus Herculis templi persaepe ius dixit”, ovvero amministrasse spesso la giustizia nei portici del tempio di Ercole. L’iscrizione fornisce ora il riscontro archeologico a quanto tramandato dalle fonti.

Le parole del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli

“Il rinvenimento di questa iscrizione ha una straordinaria importanza scientifica: consente infatti di identificare con certezza la basilica del Santuario di Ercole Vincitore, uno degli spazi pubblici più significativi del complesso, restituendo nuova chiarezza alla sua articolazione monumentale e alla sua funzione. Inoltre, la scoperta offre un riscontro concreto a quanto tramandato dalle fonti antiche. Grazie a questo ritrovamento, dunque, possiamo immaginare e percepire una dimensione inedita di questi luoghi, accrescendo così la nostra consapevolezza storica”.

Lo scavo, un contesto sigillato dal tempo

Circa tre metri sotto l’attuale piano di calpestio sono emersi estesi livelli di crollo, probabilmente causati da un terremoto in età tardo antica. Questi strati, sigillati per secoli, hanno restituito un insieme ricchissimo di materiali. Pitture parietali di secondo e terzo stile pompeiano, che attestano la ricchezza decorativa dell’edificio già nella prima età imperiale. Elementi architettonici in terracotta, tra cui frammenti di lastre Campana con la scena della contesa per il tripode di Delfi tra Apollo ed Eracle, confrontabili con esemplari della Casa di Augusto sul Palatino; Bolli laterizi con i nomi dei produttori C. Naevius Asc(lepiades?) e P. Decumius, attivi tra tarda età repubblicana e inizio età imperiale; Iscrizioni su marmo, oggetti in metallo e un anello in bronzo con iscrizioni incise. Gli strati successivi al crollo hanno inoltre restituito ceramiche databili tra V e VI secolo d.C., tra cui sigillata africana, lucerne e anfore da trasporto. Questi materiali attestano la continuità di vita dell’area in epoca tarda e rafforzano l’ipotesi di un riutilizzo del santuario in funzione difensiva durante le guerre greco-gotiche del VI secolo d.C. Gli scavi proseguiranno nei prossimi mesi. L’obiettivo è raccogliere nuove informazioni sulla struttura della basilica, sulle sue decorazioni e sulle modalità di frequentazione del santuario nel corso della sua lunga storia.

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