Stadio della Roma, stop al taglio degli alberi ma i sondaggi nell’area di cantiere proseguono: il Tar decide il 13 maggio 

Scritto da
2 Minuti di lettura

Il Tar del Lazio non mette in pausa lavori nell’area di Pietralata dove dovrebbe sorgere il nuovo stadio della Roma. La Prima Sezione del Tribunale amministrativo del Lazio, infatti, ha respinto l’istanza di richiesta di sospensiva di tutte le attività preparatorie in corso nell’area di cantiere. Lo stop momentaneo, quindi, deciso in accoglimento della richiesta di sospensiva presentata dai legali dei comitati per il “No Stadio”, riguarda solo 26 alberi soggetti all’abbattimento. I giudici amministrativi hanno “sospeso ogni attività di taglio e preparazione”, fino alla camera di consiglio fissata per il 13 maggio prossimo.

Il ricorso era stato presentato da alcuni residenti della zona, con gli avvocati Libutti, Santoro e Trotta, contro Comune di Roma e AS Roma. Oggetto del ricorso: il nulla osta rilasciato dal Dipartimento Tutela Ambiente di Roma Capitale che autorizzava il taglio dei 26 alberi per fare i sondaggi. Chiesto anche l’annullamento della relazione tecnica che definiva quelle come “aree boscate” ma di scarso valore vegetazionale.

I giudici scrivono che, in attesa della discussione collegiale del 13 maggio, i tagli potrebbero partire davvero, causando “un pregiudizio avente carattere di irreparabilità”. In pratica: se tagli gli alberi ora, dopo non li rimetti più. Quindi meglio congelare tutto e decidere con calma.

Il 13 maggio, Il Tar entrerà nel merito e deciderà se confermare lo stop o sbloccare abbattimenti e scavi per la Roma. Questa non è una battuta d’arresto, fanno sapere da Roma Capitale, proprio mentre si avvicina la conferenza dei servizi decisoria sul progetto. C’è anche la corsa contro il tempo per Euro 2032: lo stadio è candidato e l’iter autorizzativo deve chiudersi entro luglio. Dal Campidoglio e dalla stessa società trapela serenità. L’assessorato all’Urbanistica fa notare che è solo una sospensiva in attesa del merito, e che ricorsi simili sono già stati bocciati in passato dal Tar.

    Condividi questo articolo