Rigenerazione Stadio Flaminio, la posizione dell’Ordine degli Architetti di Roma dopo la lettera della Fondazione Nervi

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L’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia interviene nel dibattito sulla rigenerazione dello Stadio Flaminio, sollecitato dalla recente lettera della Pier Luigi Nervi Foundation a firma di Pier Luigi e Antonio Nervi.

Premessa
Lo Stadio Flaminio è “una delle opere più significative dell’architettura moderna italiana, firmata da Pier Luigi e Antonio Nervi. Una testimonianza di eccezionale valore architettonico e ingegneristico del Novecento, oltre che simbolo delle Olimpiadi di Roma del 1960”. Così il Presidente dell’Ordine, Cristian Rocchi, e la Consigliera delegata agli Archivi e all’Osservatorio 900, Silvia Nigro.

La posizione dell’Ordine
“Intervenire su un bene tutelato come questo è sempre possibile a condizione di non contrapporre innovazione e conservazione – si legge nella nota inviata agli eredi Nervi -. Quando si interviene su un bene culturale che costituisce patrimonio della Nazione e la sua rifunzionalizzazione rappresenta anche una condizione per garantirne la conservazione, l’esperienza storica dimostra che è possibile coniugare tutela e trasformazione”.

Gli esempi virtuosi
L’Ordine cita tre casi in cui il contemporaneo ha dialogato con il bene tutelato: 1) L’ampliamento dei Musei Capitolini su progetto di Carlo Aymonino, ricavato nel giardino di Palazzo dei Conservatori, opera di Michelangelo Buonarroti, Guido Guidetti e Giacomo della Porta. 2) Il Museo di Castelvecchio a Verona, firmato da Carlo Scarpa. 3) La riqualificazione dello Stadio Artemio Franchi di Firenze, anch’esso opera di Nervi. “In tutti questi casi il contemporaneo dialoga con il bene tutelato e il paesaggio”, sottolineano Rocchi e Nigro.

Il metodo
Per l’Ordine “intervenire si può, ma richiede un approccio fondato su qualità e responsabilità del progetto e su una conoscenza approfondita del manufatto e dei suoi valori costitutivi”.

Il progetto contemporaneo sullo Stadio Flaminio “non deve essere inteso come contrapposto alla tutela, ma come strumento per tramandare le valenze del nostro patrimonio culturale, così come descritto nelle relazioni di vincolo, alle generazioni future”.

Pertanto, “interventi complessi e stratificati, come quello previsto per lo Stadio Flaminio, avrebbero potuto beneficiare di un confronto più ampio tra diverse soluzioni progettuali attraverso, per esempio, un concorso di architettura”.

Conclusioni
L’Ordine degli Architetti di Roma, rispondendo alla sollecitazione della Fondazione Nervi, ribadisce la disponibilità al dialogo tecnico e culturale. La rifunzionalizzazione del Flaminio è possibile e auspicabile per garantirne la conservazione, purché avvenga attraverso un percorso progettuale aperto, trasparente e di alta qualità. (foto di copertina da sito di Roma Capitale).

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