Montecelio, le Vunnelle tornano a sfilare per San Michele. Un rito antichissimo che custodisce l’identità del borgo

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Non è una semplice sfilata in costume. È un atto di identità. L’ultima domenica di settembre, che quest’anno cade il 27, Montecelio – il borgo medievale arroccato sui due colli che hanno dato il nome a Monticelli prima del Regio Decreto del 1872 – si ferma per San Michele Arcangelo, suo patrono storico.

La tradizione, codificata ormai come uno degli appuntamenti più attesi e importanti del Lazio, vuole che al mattino le strade del borgo si riempiano di Vunnelle. La vunnella, letteralmente “piccola gonna”, è l’abito femminile caratteristico monticellese, indossato proprio in onore di San Michele Arcangelo. 

Da Castrum Monticellorum alle nozze dei Savoia

Le radici sono antichissime. Già nel primo Ottocento venivano raffigurate in varie incisioni donne e bambini di Monticelli nei loro abiti quotidiani, documenti preziosi che ancora oggi sono conservati come modello. Quelle stampe, insieme agli acquarelli dei viaggiatori del Grand Tour fino al primo trentennio del Novecento, testimoniano un costume di tutti i giorni che si è mantenuto, in alcuni capi, fino agli anni Cinquanta del secolo scorso e poi scomparso con le ultime anziane. 

Ben altra sorte ha avuto il costume di gala. Originariamente appannaggio delle famiglie notabili, veniva indossato come veste nuziale e nelle grandi cerimonie. Tanto che nel 1930 una rappresentanza di Montecelio partecipò così vestita alle nozze del principe Umberto di Savoia.  Un costume talmente bello da conquistare anche il cinema. Vittorio De Sica lo volle inserire in una scena di Anna di Brooklyn, produzione del 1958 con protagonista Gina Lollobrigida. 

Oggi a Montecelio se ne conservano circa 250, di cui un centinaio originali e gli altri fedelmente ricostruiti dalle ricamatrici del borgo. A tutelarli è nata l’Associazione culturale “La Vunnella”, con lo scopo di promuovere il costume e recuperare le tecniche di ricamo in oro e a maglia fissa. 

Oro e maglia fissa, il codice del costume

Il popolo di Montecelio distingueva due Vunnelle. Quella d’oro, ricamata in oro, per le possidenti. Quella di maglia fissa, su tulle bianco con nodini, intrecci e simboli contadini – tralci, uccellini, campanelli – per le meno abbienti. Entrambe venivano indossate per convolare a nozze (fonte Tibursuperbum. Tivoli e dintorni Terre da scoprire). La struttura è un’architettura tessile pensata per esaltare i canoni di un tempo: seno turgido e prosperoso, vita stretta, fianchi larghi adatti per procreare, come lo descrive la tradizione orale ancora raccolta da Tibursuperbum. 

L’abito si costruisce a strati. La base è costituita da tre “sottanili” di cotone bianco merlettato, poi il “curduale”, corta veste pesantissima che allarga artificialmente il bacino, e sopra la vunnella vera e propria, gonna ampia pieghettata e trattenuta da un laccio, in seta o damasco giallo, avorio o azzurro.  Il busto, il “corpittu”, è fatto con la camiciola bianca (rossa d’inverno) di raso molto scollata con trine e puzzini, i polsini sono ricamati in oro. Sopra, il “vustu”, busto rigido armato di giunchi che stringe la vita e sostiene il seno, rivestito di damaschi e passamaneria dorata. A chiudere, la “centa”, fascia di seta fissata con spilla d’oro e lo “zinale” o “parannanzi”, grembiule ricamato in oro o in maglia fissa, arricciato solo sul davanti. 

Il capo: il pezzo più prezioso. La “cartonella”, piccolo cerchio di cartone ricoperto della stessa stoffa della “centa” con fiocco e fiori multicolori, raccoglie i capelli fissati dalla “maula”, lungo spillone a forma di fiore di malva. Sopra, il “fazzolittu ‘n capu”, rettangolo di cotone inamidato ricamato in oro, riservato alle maritate, e il “fazzolittu ‘n collu”, triangolo di cotone leggero posto sulle spalle, forse il pezzo più bello per quantità di ricami e merletti.  A completare, gli ori obbligatori: catena a torciglione più volte attorcigliata al collo, collino con pendant di simboli agricoli della fertilità, orecchini lunghi, tre file di scaramazze, le antiche perle naturali, e anelli. Mai bracciali.  Accanto, gli uomini nel costume da buttero, il vaccaro della campagna romana, a scortare mogli e figlie (fonte Montecelio.it). 

Il programma del 27 settembre

Per la festa patronale di San Michele Arcangelo, che secondo consuetudine occupa l’ultima domenica di settembre, il Comitato festeggiamenti ha confermato il canovaccio classico.  La sfilata delle Vunnelle e dei Butteri avrà luogo la mattina alle 10 circa con partenza da via del Borgo per arrivare alla chiesa di San Michele, passando per piazza San Giovanni, come negli ultimi anni dove si è registrata la partecipazione di quasi duecento donne, giovani e meno giovani, che indossano il prezioso costume di famiglia tramandato di generazione in generazione. 

Le Vunnelle, dopo il corteo per le vie del borgo, si recheranno alla celebrazione eucaristica nella chiesa, come vuole la descrizione storica della festa.  Nei giorni precedenti, dal giovedì alla domenica sera, il programma civile con stand, raduni e concerti della banda, come sempre avvenuto per le edizioni organizzate dai Comitati di Classe. Un rito che non è folklore, ma un archivio vivente cucito a mano, dove ogni punto in oro è un cognome, un corredo, una dote che Montecelio continua a portarsi addosso. (Ph. di copertina di Giovanni Coccia).

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