Tredici città, un’unica app. Finisce l’esperimento MaaS, Gualtieri: ora la mobilità digitale deve camminare da sola

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L’evento conclusivo  MaaS for Italy si è tenuto martedì 23 giugno nell’aula magna di Roma Tre, area ex mattatoio. Roma Capitale ha avuto il ruolo di apripista con Roma Servizi per la Mobilità come MaaS Integrator, cioè responsabile dell’infrastruttura tecnologica e dell’integrazione dei servizi. Il tema centrale sul palco è stato “capire come proseguire per non disperdere l’esperienza acquisita” una volta terminati i fondi PNRR. Questo il perno dell’intervento del sindaco di Roma. Roberto Gualtieri ha parlato a nome di una città che nella sperimentazione ha registrato 1 milione di viaggi effettuati e 60mila iscritti a livello nazionale. Il ruolo di Roma come laboratorio per l’integrazione di ATAC, Cotral, taxi, sharing e sosta in un’unica piattaforma. 

MaaS for Italy è il programma che è stato finanziato con fondi PNRR, promosso dal Dipartimento per la trasformazione digitale e dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. L’obiettivo era chiaro fin dall’inizio: testare se in Italia fosse possibile pianificare, prenotare e pagare bus, metro, treni regionali, taxi, sharing e monopattini con un solo smartphone.

La sperimentazione ha coinvolto 13 territori: Roma, Milano, Napoli, Torino, Bari, Firenze, Bologna, Palermo, Genova, Catania, Venezia, Regione Campania e Provincia Autonoma di Bolzano. Per dimensioni e ambizione è stata una delle prove più estese in Europa sul tema dell’interoperabilità dei dati di trasporto. Ogni città ha sviluppato la propria piattaforma. Nei tre anni di progetto sono emersi tre nodi. Primo, la governance dei dati: chi decide quali informazioni si condividono e a quali condizioni. Secondo, gli accordi commerciali tra pubblico e privato: far coesistere ATAC e una startup di bike sharing sulla stessa schermata non è solo un problema tecnico. Terzo, gli utenti: cambiare abitudini richiede tempo e servizi che funzionano davvero.

Cosa significa MaaS nella pratica. L’idea di base è spostare la complessità dal cittadino alla tecnologia. Invece di cinque app e tre abbonamenti, un unico accesso per un viaggio multimodale. Per il settore pubblico il vantaggio è avere dati aggregati su come ci si muove davvero. Per gli operatori privati, la possibilità di entrare in un mercato regolato con regole uguali per tutti. Il programma è nato anche per ridurre l’uso dell’auto privata. Se l’alternativa è comoda e il prezzo è trasparente, l’ipotesi è che più persone scelgano bus più treno più monopattino, invece del solo volante.

Fin qui la sperimentazione. Ora inizia la parte difficile: trasformare i piloti in servizi ordinari. Mancano ancora uno standard nazionale per l’interoperabilità e un modello economico che regga senza fondi PNRR. Il rischio, già emerso durante l’evento di Roma, è ritrovarsi con 13 sistemi locali che non comunicano tra loro. Esattamente il contrario di quello che MaaS dovrebbe risolvere.

Il Ministero parla di “leva strategica per la trasformazione digitale e sostenibile”. Tradotto: senza regole comuni e senza un soggetto che coordina, ogni città rischia di andare per conto suo. Alcuni territori sono più avanti, altri hanno appena acceso la piattaforma. Per chi vive nell’hinterland, come a Monterotondo, il banco di prova è Roma. Qui la sfida è integrare ATAC, Cotral, parcheggi di scambio e sharing in un percorso casa-lavoro che oggi richiede ancora tre titoli di viaggio diversi. MaaS for Italy chiude la fase di laboratorio. La fase di esercizio, quella che impatta sui pendolari, inizia adesso. (la foto di copertina, dal sito di Roma Capitale).

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