Guidonia, salma perde liquidi biologici: interviene il Comune. Bara sigillata con lo zinco per evitare l’emergenza sanitaria

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Intervento urgente e decisamente inusuale quello cui è stato costretto il vicesindaco Paola De Dominicis sabato 8 agosto dopo una relazione dell’Asl Roma 5. Una ordinanza contingibile e urgente con il divieto di apertura di un feretro per evitare una emergenza sanitaria: ora è stato blindato e non potrà più essere aperto. È quanto hanno scoperto i tecnici del Servizio di Sanità Pubblica della Asl Roma 5 durante un controllo urgente in un’agenzia di onoranze funebri di Guidonia.

La relazione, protocollata con il numero 79962/2026, d’altro canto, parlava chiaro: carenze igienico-sanitarie gravi e un “imminente pericolo per la salute pubblica” per via di un “cattivo confezionamento del feretro”, e “con il concreto rischio di dispersione di liquidi biologici”. Da lì, la corsa contro il tempo del Comune di Guidonia Montecelio. Costretto a emettere l’ordinanza sindacale n. 285 dell’8 agosto, firmata dal vicesindaco Paola De Dominicis. L’amministrazione ha così ordinato la blindatura della salma. Non una semplice bara, ma un rivestimento con un cassone di zinco completamente sigillato con saldatura continua, a tenuta stagna, per arginare qualsiasi dispersione e isolare definitivamente il feretro.

Un provvedimento d’emergenza, fondato sul regolamento di polizia mortuaria e sui poteri speciali del sindaco in materia di igiene pubblica. Operazioni da eseguire solo con tute e dispositivi di protezione. E poi il divieto assoluto. Una volta saldato, quel cassone non si potrà più riaprire senza l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria o di quella sanitaria. Una misura prevista dal D.P.R. 10 settembre 1970, n. 285, il regolamento nazionale di polizia mortuaria, che impone l’uso dello zinco proprio nei casi in cui sia necessario garantire il perfetto isolamento della salma. A legittimare l’atto, anche gli articoli 50 e 54 del Testo Unico degli Enti Locali, che conferiscono al sindaco il potere di intervenire per prevenire gravi pericoli per l’incolumità e l’igiene pubblica.

L’ordinanza detta anche le modalità operative. Tutte le operazioni dovranno essere svolte “adottando rigorosamente i dispositivi di protezione individuale previsti dalle normative sulla sicurezza sul lavoro”. Il documento è già stato trasmesso alla Polizia Locale per la notifica alla famiglia del defunto e alla stessa impresa funebre, oltre che alla Asl territorialmente competente per gli adempimenti successivi. Si tratta di una procedura non infrequente quando la conservazione della salma si prolunga o quando intervengono condizioni particolari, ma che certifica la gravità della situazione riscontrata dai tecnici della Asl. Una misura di contenimento, prima che burocratica, sanitaria, per evitare che un caso singolo possa trasformarsi in un rischio collettivo.

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