Spara alle donne con un’arma ad aria compressa. Caccia al “cecchino” di via della Giuliana, i Ris studiano le traiettorie

Elisabetta Aniballi
Scritto da
4 Minuti di lettura
4 Minuti di lettura

Prati non è più un quartiere tranquillo? Non via della Giuliana. Una strada da sempre ordinata. Di quelle dove si abbassa la voce, a due passi da San Pietro. Diventata all’improvviso il teatro di caccia di un “cecchino” che spara contro le donne, presumibilmente da un balcone che adesso i carabinieri del Ris di Roma cercano di individuare.

L’ultima vittima è Cristina Stillitano, scrittrice e giornalista, 49 anni. Domenica 14 settembre, primo pomeriggio, cammina da sola sul marciapiede. La via è semideserta. Un dolore acuto, bruciante, al braccio sinistro. L’urlo. Il sangue.

“Lì per lì ho pensato a un urto, a qualcuno che mi avesse colpito passando. Ma non c’era nessuno intorno a me”, ha raccontato la donna. Solo dopo, guardando la maglietta, il foro netto, di cinque millimetri, e la ferita profonda vicino alla spalla, ha capito.

Non era un sasso. Era un colpo d’arma da fuoco. Un proiettile sparato probabilmente da una carabina ad aria compressa, di quelle potenti, da una finestra, da un balcone. Un tiro dall’alto.

Portata al Santo Spirito, i medici hanno scoperto che il proiettile, radiopaco, è rimasto conficcato in profondità nel muscolo. Dovrà essere estratto al CTO con un intervento specialistico. “Se mi avesse preso alla tempia o a un occhio?”, ha scritto Stillitano su Facebook, ringraziando i carabinieri della stazione Prati intervenuti subito.

Ed è proprio dal suo post che emerge il dettaglio più inquietante: non sarebbe stata la prima. I commercianti della via le hanno detto che da giorni si sentono colpi secchi, come quelli di una carabina da luna park. “Gommini”, li chiamano. Pallini di piombo che qualcuno spara mirando, sempre, a donne sole o a turiste di passaggio. Uno sarebbe stato raccolto e conservato in un negozio. Un’altra donna ha denunciato un colpo al polpaccio l’11 settembre, sulla stessa via. Ha parlato solo dopo aver letto la storia di Stillitano. Un modus operandi che fa pensare a un’ossessione. Il “cecchino” di Prati non spara a caso. Sceglie le sue vittime.

La caccia al tiratore

Le indagini sono affidate ai carabinieri della Compagnia San Pietro. Nelle ultime ore sono scattate le prime perquisizioni in alcuni appartamenti ritenuti di interesse, sequestrate armi ad aria compressa detenute in abitazione. Ma la svolta, se ci sarà, dovrà arrivare dalla scienza. Dalla mattinata di oggi, mercoledì 16 settembre, su disposizione della Procura di Roma, in via della Giuliana è al lavoro un team del Ris di Roma. Tute bianche, valigette, laser scanner e aste per la ricostruzione balistica: gli specialisti dell’Arma hanno chiuso la strada.

Il loro compito sembra quasi impossibile: risalire alla traiettoria. Per farlo stanno analizzando tre elementi: il foro d’ingresso sulla maglietta della vittima, l’angolo di penetrazione nella carne e la posizione esatta della donna sul marciapiede al momento dello sparo. Ogni balcone, ogni finestra degli stabili che si affacciano su quel tratto – almeno quaranta affacci – è un potenziale punto di sparo. L’arma non lascia bossoli, non produce fumo. Solo un sibilo.

“Lavoriamo su traiettorie alte e radenti, ma in un canyon urbano come questo è come cercare un ago in un pagliaio”, filtra da chi sta operando sul posto. I militari stanno incrociando i dati balistici con le immagini delle telecamere private e comunali, alla ricerca di una tenda che si muove, di un’ombra, di un riflesso. L’ipotesi al vaglio è una sola: non si tratta di un ragazzino. Chi spara lo fa con precisione, da distanza, e sa di poter restare invisibile. Un gioco crudele che potrebbe rischiare di trasformarsi in tragedia.

Condividi questo articolo