Stadio Flaminio, primo sì (ufficiale) al progetto della Lazio: la Conferenza dei servizi preliminare promuove l’impianto da 50 mila posti

Elisabetta Aniballi
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Dopo decenni di abbandono, erbacce e tribune silenziose, lo Stadio Flaminio potrebbe tornare a vedere la luce. Il Comune di Roma ha chiuso positivamente la Conferenza dei servizi Preliminare sulla proposta presentata dalla S.S. Lazio di Claudio Lotito per il recupero funzionale, la valorizzazione e l’ampliamento dell’impianto di viale Tiziano.

L’atto, datato 13 agosto è stato pubblicato oggi, 3 settembre 2026, sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio. Porta la firma del Rup (Responsabile unico del procedimento), l’ingegnere Silvia Pantanella, direttore della Direzione Sport del Dipartimento Grandi Eventi di Roma Capitale, e rende efficace la procedura amministrativa. Un passaggio tecnico, ma decisivo, che rappresenta il via libera propedeutico previsto dalla legge sugli stadi per i progetti in finanza di progetto. Nessun no sul tavolo. Anzi, scrivono dagli uffici di via Capitan Bavastro, “si constata la presenza di determinazioni favorevoli, anche con condizioni, e si prende atto che nessuna delle amministrazioni coinvolte ha espresso un motivato dissenso“.

Il progetto: non solo calcio

L’idea della Lazio, depositata per la prima volta il 13 dicembre 2024 e poi riscritta fino alla versione definitiva dell’11 maggio scorso, è ambiziosa e delicata allo stesso tempo. Perché il Flaminio non è uno stadio qualsiasi, è l’opera in cemento armato di Pier Luigi Nervi del 1959, vincolata, di proprietà di Roma Capitale, chiusa dal 2011. La proposta prevede il restauro e il consolidamento della struttura storica, la demolizione delle parti ormai degradate e la costruzione di nuovi telai strutturali indipendenti, una copertura anulare completamente nuova e tribune ricostruite per portare la capienza dagli attuali 24 mila a circa 50 mila posti, in linea con gli standard UEFA e FIFA.

Ma nel dossier, oltre 100 tavole tra relazioni, planimetrie e render, non c’è solo il campo. C’è un “ecosistema” da far vivere sette giorni su sette: partite di Serie A, rugby, concerti, spazi hospitality e skybox, aree commerciali e ristorazione, centri media, ma anche percorsi ciclopedonali, potenziamento del trasporto pubblico, parcheggi di scambio e il ripristino del vecchio Ponte Bailey come passerella ciclabile sul Tevere. Persino la proiezione di un ologramma sulla storica pensilina è stata studiata per valorizzarla senza snaturarla.

L’ostacolo delle prescrizioni

Il percorso burocratico del progetto non è andato sempre liscio. A giugno la Soprintendenza Speciale di Roma, la Regione Lazio – con l’Autorità Idraulica e il Genio Civile – e il Dipartimento Tutela Ambientale del Campidoglio avevano chiesto integrazioni imporanti. Troppo poco sul verde, sui rischi idraulici, sull’impatto dei nuovi impianti sul monumento. La Lazio ha dovuto sospendere la conferenza e tornare il 9 luglio con un nuovo pacchetto di elaborati: censimento di ogni albero esistente, relazione geologica e idrogeologica, carta del potenziale archeologico, analisi della permeabilità dei suoli, tavole sulle alternative progettuali e sul riuso adattivo della pensilina.

Solo dopo quel supplemento sono arrivati i pareri che hanno sbloccato tutto: dall’ASL alla Sovrintendenza Capitolina, da Terna ad Areti e Acea, dai Dipartimenti capitolini alla Regione e all’Autorità di Bacino dell’Appennino Centrale. Anche il parere del Verde di Roma, arrivato fuori tempo massimo l’11 agosto, è stato acquisito. In conferenza sono state depositate anche le osservazioni critiche di Federsupporter, di alcuni cittadini e di Cittadinanzattiva – Flaminio. Segnalazioni che restano agli atti, ma che non hanno valore di parere vincolante.

Cosa succede adesso

Attenzione: non è ancora il via libera alla costruzione. Quello di ieri è un sì condizionato alla fattibilità. Ora la società biancoceleste dovrà recepire tutte le condizioni poste dagli enti – dalla tutela dell’impianto di Nervi alla gestione del verde, dalla mobilità alla compatibilità idraulica – e presentare il progetto definitivo. Solo allora si aprirà la Conferenza dei servizi decisoria, quella che, se superata, porterà alla firma della convenzione e all’apertura del cantiere. Per il Flaminio, abbandonato a se stesso da quindici anni, è comunque il passo più concreto degli ultimi vent’anni. E per la Lazio, dopo l’addio al sogno dell’ex Flaminio come centro sportivo e le ipotesi su Tivoli e oltre, è la prima volta che un documento ufficiale scrive nero su bianco: il progetto può andare avanti.

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