Monterotondo, bufera in consiglio: Claudio Felici lascia il Pd, passa a Italia Viva e accusa: “Minacciato in maggioranza”

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La sua non è una semplice dimissione. È una rottura politica, personale e istituzionale. In consiglio comunale a Monterotondo, Claudio Felici – fino a martedì 13 ottobre capogruppo del Partito democratico, già assessore alle attività produttive dell’amministrazione guidata dal sindaco Riccardo Varone e storico esponente della sinistra eretina – ha annunciato di lasciare la carica di capogruppo, di lasciare il Pd e di aderire a Italia Viva. 

Lo ha fatto con un intervento che ha spaccato l’aula. Non un addio di rito, ma un atto d’accusa. Felici ha parlato di mesi di isolamento, durante i quali sarebbe stato lasciato fuori dalle procedure decisionali, persino nel suo ruolo di presidente della commissione Viabilità; ma anche di pressioni, di critiche sistematiche, di un clima diventato intollerabile all’interno del suo partito e della stessa maggioranza che sostiene l’amministrazione Varone – al suo secondo mandato dal giugno 2024.

E poi il passaggio più grave, quello che ha fatto scattare tra i banchi l’allarme istituzionale. Felici ha affermato di essere rimasto vittima perfino di “minacce” da parte di consiglieri di maggioranza. Parole pesanti, pronunciate e finite a verbale della seduta, davanti a un consiglio a quel punto attonito.

La politica sembra lasciare il posto a una questione democratica, come sottolineato poi in un video pubblicato sui social da Fabio Federici, capogruppo di Fratelli d’Italia. Secondo l’esponente del partito di Giorgia Meloni, quelle parole non possono essere archiviate come polemica interna alla maggioranza e al Partito democratico. Lo ha capito l’intera minoranza durante la seduta consiliare, che infatti in quella sede ha prodotto un comunicato unitario di condanna e preoccupazione per quanto denunciato da Felici, poi letto dal presidente dell’assemblea Vincenzo Donnarumma. Un gesto che per le opposizioni rappresenta un campanello d’allarme per il regolare svolgimento della vita democratica di Monterotondo.

Per le opposizioni, i fatti, in sequenza, ormai da molto tempo, raccontano una città dove la dialettica politica si è avvitata. L’uscita di Felici dal Pd verso Italia Viva non è solo un cambio di casacca, ma certificazione che il Pd eretino vive una frattura profonda, non più sanabile con i riti della disciplina di partito.

Le accuse di minacce vanno chiarite, subito e nelle sedi opportune, rivendicano dalla minoranza. Chi ha minacciato? Quando? In che termini? L’amministrazione ha il dovere di rispondere e non di minimizzare. Perché chi riveste il ruolo di rappresentante dei cittadini, di maggioranza o di minoranza, deve poter esercitare il suo mandato senza paura. Monterotondo non può permettersi di normalizzare tutto questo.

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