Tivoli mette la Cultura “in gioco” in vista del 2029 e chiama a raccolta le idee

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Per diventare “Capitale Italiana della Cultura 2029”, la città delle Ville e delle cascate ha scelto di trasformare la candidatura in un gioco collettivo. Nessun bando calato dall’alto, fanno sapere gli amministratori attraverso i canali social istituzionali, bensì una partita aperta a tutti quelli che hanno “idee per scrivere il futuro”.

Il manifesto pubblicato dal Comune di Tivoli parla chiaro. E indica una via diretta e chiara. Una città non è fatta solo di pietre, monumenti e piazze da cartolina. È fatta di persone che la attraversano ogni giorno, la raccontano, la immaginano e le danno nuovi significati. Da qui nasce la sfida: smettere di pensare alla Cultura come qualcosa da conservare sotto una teca di vetro e iniziare a costruirla, insieme, come si costruisce una strategia vincente.

Il gioco come metodo di lavoro

Per Tivoli, “giocare” significa cambiare prospettiva. Vuol dire osservare Villa Adriana e Villa d’Este con occhi nuovi, far parlare il fiume Aniene con le tecnologie digitali, mettere allo stesso tavolo artisti, scuole, imprese creative e cittadini. Il gioco obbliga a collaborare, a sperimentare, a mettere in relazione esperienze che di solito non si parlano. È aperto, inclusivo e ha come unico, preciso obiettivo il bene comune. Ogni progetto che arriverà attraverso la manifestazione di interesse sarà una mossa sulla scacchiera. Non ci sono avversari da battere. C’è un dossier da scrivere e, soprattutto, una visione condivisa da costruire. Più voci si siederanno al tavolo, più la candidatura sarà forte.

Che tipo di mosse cerca Tivoli

Il Comune non vuole una lista di eventi spot. Cerca idee capaci di dialogare tra loro. Progetti che valorizzino il patrimonio naturale e culturale, ma che allo stesso tempo creino nuove connessioni tra luoghi, comunità, arti e conoscenze. Ogni proposta è un tassello di un mosaico più grande, “mantiene la propria identità, ma la mette al servizio di un disegno comune”. L’appello è rivolto a un fronte largo. Enti pubblici, istituzioni culturali, fondazioni, associazioni, Terzo Settore, imprese creative, scuole e università. Anche i partenariati sono benvenuti. Perché la Cultura, quando è gioco di squadra, moltiplica le energie.

Le regole della partita

Lo spirito è quello di una città che si scopre e si trasforma grazie alla partecipazione attiva. Serve apertura, capacità di generare connessioni, voglia di coinvolgere i pubblici nella costruzione di significati condivisi. Non basta dire “io esisto”. Bisogna chiedersi “cosa possiamo creare insieme?”, sottolineano gli amministratori. Il tempo per entrare nel gioco c’è, ma non è infinito. Le proposte vanno inviate esclusivamente tramite il formulario ufficiale entro il 31 luglio 2026 alle ore 13.00. Tivoli ha fatto la prima mossa. Ora tocca al territorio rispondere. Perché in questa partita, il premio non è solo il titolo di “Capitale della Cultura 2029, il premio è la Tivoli che verrà”.

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