Vincenzo Schettini, sui social conosciuto come “La fisica che ci piace”, è stato vittima di gogna mediatica nelle ultime settimane. Un attacco generale dal web ha colpito il professore, accusato per alcune dichiarazioni al BSMT di Gianluca Gazzoli. Durante il podcast ha raccontato le modalità attraverso cui nei primi anni associava la valutazione dei suoi studenti alla loro presenza alle lezioni programmate in diretta sui canali social. Tutto per aumentare i suoi like, le condivisioni e le interazioni, conseguentemente i guadagni economici personali.
Questo caso però racconta anche di un problema grave, ma spesso sottovalutato in situazioni del genere: le conseguenze generate da gogna mediatica sulla reputazione delle persone. L’utente tipo potrebbe dire: “Ha sbagliato, merita il trattamento riservatogli”. Spesso si dimenticano purtroppo le implicazioni derivanti e ci sono diversi studi che confermano il pericolo. In pochi giorni “La fisica che ci piace” ha perso tutto. Era riconosciuto come l’esempio di un docente punto di riferimento culturale per il Paese, riuscito a creare una sinergia di notevole impatto tra scuola e social media. Oggi è giudicato invece in tutt’altro modo per una sua “sola” dichiarazione, seguita da accuse di ex studenti che prima non avevano mai denunciato la situazione.
L’indignazione motore degli utenti social
La polemica è nata principalmente da una sua dichiarazione. Raccontando la storia del canale ha detto:
“Costringevo i miei studenti a guardare le live. Cambierà il modo di fare scuola e si farà online. Cominceranno a proporre i loro contenuti online i professori, magari anche a pagamento. Perché un buon prodotto dev’essere in vendita al supermercato e la buona cultura no?”
Gli utenti hanno citato in risposta la Costituzione, ricordando che l’Italia è una Repubblica che promuove la cultura come un mezzo di inclusione sociale indipendentemente dalla condizione economica di ogni persona. L’errore di Vincenzo Schettini è evidente, nonostante abbia poi ritrattato alcune delle sue parole forse esagerate. L’articolo però non si sofferma sul giudizio al professore, bensì sul giudizio all’ennesimo caso di “vittima” sfruttata da utenti social per catturare like e interazioni. In pochi giorni Vincenzo Schettini è diventato un bersaglio collettivo e numerosi professionisti della comunicazione ne hanno approfittato per contattare ex studenti e avere testimonianze. Chat private con studenti pubblicate, pratiche che si possono definire anche scorrette per screditare e mirare ancor di più il bersaglio contro il professore. Il tutto per alimentare una narrazione totalmente accusatoria, nel momento più facile e comodo in cui gli utenti hanno espresso rabbia e indignazione per il caso.
Vincenzo Schettini risponde e sorprende
Il volto del canale “La fisica che ci piace” ha comunque risposto e lo ha fatto ricordando che non ci sono stati richiami ufficiali. Segnalazioni formali a scuole e dirigenti non sono mai arrivate ed è un aspetto molto importante. Le accuse si sono accumulate proprio nel momento in cui è nata un’unica narrazione dominante, ossia quella emotiva e soprattutto più condivisa dal pubblico. Nonostante il caso, Schettini ha replicato e ha sorpreso presentandosi alla quarta serata di Sanremo 2026. Fino alla conferenza stampa del giorno precedente sembrava che il professore rinunciasse al suo monologo per la situazione creatasi, eppure non è andata così. A prescindere dagli errori commessi, ha mostrato forza affrontando il ciclone social.
La gogna mediatica al dettaglio
Fenomeni come quello accaduto al professor Schettini sono frequenti. Con le differenze dei rispettivi casi, già in Italia si ricordano le conseguenze del “Pandoro Gate” per Chiara Ferragni e del polverone aizzato da Fabrizio Corona contro Alfonso Signorini.
Secondo diverse teorie della sociologia digitale la reputazione segue un percorso asimmetrico: si costruisce lentamente, si distrugge velocemente. Un solo errore può costare l’intera reputazione ad un personaggio pubblico e questo è indice dell’importanza della comunicazione nel mondo di oggi.
Uno studio recente della rivista Nature indica le conseguenze da linguaggio d’odio sui social media. Ciò che viene fuori, tra i tanti risultati, è che i social media stessi possono amplificare le questioni sociali peggiorando la discussione collettiva. Sulle piattaforme digitali gli atteggiamenti d’odio sono frequenti e alimentati dalle “affordances” di esse, ossia gli algoritmi e le principali caratteristiche. Tutto ciò fa in modo che una singola persona, per un errore comunicativo, diventi vittima di una gogna mediatica impossibile da cancellare. Nel mondo online tutto rimane.
Reputazione liquida, sentenze rapide
Il caso di Vincenzo Schettini ci ricorda perché lo studioso Zygmunt Bauman parlava già tantissimi anni fa di “modernità liquida” in riferimento alla società contemporanea. Come la stessa società, anche la reputazione può definirsi “liquida”, proprio perché in continuo cambiamento e mai stabile. L’emotività che regna sovrana sui social modella l’immagine di una persona e segue le narrazioni dominanti. La narrazione per cui oggi Vincenzo Schettini rappresenta il “male” nel mondo dell’istruzione e non l’alternativa da seguire per una scuola più vicina ai suoi studenti e al digitale, come sembrava poche settimane fa.
