Home Interviste Monterotondo, Di Ventura: “Basta con i soliti noti attaccati alle poltrone, serve rottura. E meno tasse”

Monterotondo, Di Ventura: “Basta con i soliti noti attaccati alle poltrone, serve rottura. E meno tasse”

Monterotondo, Di Ventura: “Basta con i soliti noti attaccati alle poltrone, serve rottura. E meno tasse”

Discontinuità con il passato, forti critiche ai precedenti amministratori del centrosinistra, riorganizzazione della differenziata e abbassamento delle tasse. Questi i capisaldi del programma di Simone Di Ventura, civico sostenuto dal centrodestra che si candida a sindaco a Monterotondo. 

Quali sono le sue proposte per i primi 100 giorni?

I primi 100 giorni servono forse a Varone, che li ha evocati, per riaffidare le deleghe di governo ai soliti che le occupano da 20 anni. Lo sa che a Monterotondo la sinistra elegge in consiglio comunale personaggi, gli stessi, da 35 anni? E che taluni assessori sono ad libitum? Ha visto i curriculum? Vada a farsi un giro sull’albo pretorio: non hanno mai lavorato né studiato, hanno fatto solo attività politica e istituzionale, riscuotono compulsivamente indennità. Poi ci sono le cariche in Apm da riassegnare, si fanno nomi di peso per la presidenza. Poltrone e ancora poltrone. Se vincono. Film già visti e replicati all’infinito. Stavolta però sono fiducioso, la comunità veramente libera di Monterotondo sceglierà, dopo oltre 70 anni di gestione monarchica, di mandarli a casa. Se vinco mi prendo 5 anni per rivoluzionare il Comune. Non un giorno di meno. Però, se insiste una cosa che voglio fare subito, dopo una settimana, gliela dico: cancello la ciclabile allo Scalo tra gli applausi di commercianti e imprenditori, da anni ostaggio di una infrastruttura inutile e dannosa per l’economia e la vivibilità del quartiere.

Come pensa di sviluppare e migliorare il sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti?

Intendo subito ridiscutere tutti i contratti di servizio in Apm, soprattutto quelli sullo smaltimento del rifiuto differenziato affidati negli ultimi giorni. La differenziata a Monterotondo doveva partire 10 anni fa in ogni quartiere, così non è stato. La smania elettorale di estendere il sistema porta a porta per appuntarsi la spilletta di quelli bravi, ha portato risultati paradossali se non ridicoli. Interi quartiere senza più cassonetti comuni, ma anche nessun materiale per la raccolta differenziata. I rifiuti oggi sono per strada, la gente non sa dove conferire e li getta dove capita. I ritardi colpevoli sotto gli occhi di tutti. Ora, ho letto nel programma di una lista a sostegno del mio avversario, i progressisti, che la sinistra vorrebbe superare il porta a porta con impianti di preselezione o Tmb. Imposte più basse per i cittadini, un sistema di smaltimento più efficiente. Sarà così? Ma soprattutto, gli ambientalisti dentro quella coalizione che ne pensano? Credo comunque, e lo farò, che il sistema vada rivisto e migliorato, soprattutto vanno abbassate le tasse attraverso la introduzione della tariffazione puntuale per cittadini e imprese. Si paga per il tonnellaggio di rifiuto prodotto. Senza più balzelli.

Quali sono i suoi progetti per aiutare l’economia locale a crescere e creare nuovi posti di lavoro?

La ricetta macroeconomica è una: produrre ricchezza, ridistribuirla, tradurre gli investimenti, anche pubblici, in posti di lavoro. Alla nostra zona industriale, un modello nell’area metropolitana romana, negli ultimi anni sono mancati, nell’ordine, gli investimenti e la innovazione tecnologica. Occorrerà lavorare, con un management qualificato, sulle tracce dei finanziamenti europei e di nuovi talenti. Le start-up sono il futuro. Un sostegno concreto alle imprese può arrivare anche dall’amministrazione. Attraverso, ad esempio, il contenimento della tassazione locale: Imu, Tosap, tassa sulla pubblicità sono tra le più alte della regione Lazio. Particolare vicinanza voglio esprimerla inoltre alle attività commerciali, soprattutto quelle del centro storico. Uno spazio condannato a una movida fuori controllo, a una Ztl capestro, penalizzante per residenti, negozianti. Vogliamo fare tanto, tanto c’è da fare.

Emanuele Del Baglivo

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