Passa in consiglio regionale il testo che mette al sicuro per diciotto mesi le cave a rischio chiusura, con 2mila posti di lavoro sul baratro, ricomprendendo nel congelamento anche le aziende già oggetto di provvedimenti. E’ una giornata al cardiopalma alla Pisana, conclusa solo una manciata di minuti fa, a sera inoltrata, dopo ore di dibattito e di sospensioni. La Regione Lazio era l’appiglio finale per i lavoratori che da quasi due settimane dormono nella piazza del Comune di Guidonia Montecelio: 120 licenziati per le tre aziende colpite dalle revoche dell’autorizzazioni da parte dell’amministrazione cinque stelle che contesta il rispetto del piano di recupero, a fronte delle imprese che denunciano una difformità di applicazione della stessa legge regionale rispetto al resto del Lazio. Uno scontro feroce, costato notti e tende con le bandiere dei sindacati a sventolare, sotto le finestre del sindaco pentastellato Michel Barbet che ha tenuto il punto politico, in maniera intransigente. Nello stallo totale, la palla è passata alla Regione dove l’assessore Gian Paolo Manzella si è fatto promotore di un emendamento al collegato di Bilancio, che ha presentato quindi la Giunta, su impulso del Pd. “Rilancio e riqualificazione del settore estrattivo”, il senso lo ha spiegato in Aula lo stesso Manzella: “Questo è un tema con base emergenziale, l’emendamento va a toccare temi di attualità, come un’amministrazione può gestire al meglio e proporre nuovi sistemi di sviluppo. Questa norma è una norma procedimentale condivisa da molti. Le azioni strategiche prevedono che nel giro di un mese si approvino una serie di attività, verifica di stato e attività delle cave, regolarità ambientale delle cave attive e dismesse, poi si individuerà una nuova legge e si procederà a un rafforzamento amministrativo. Ultimo punto clausola di fermo per chi si trova in una condizione di verifica nei distretti industriali, tra cui quello di Guidonia. Con questa norma si chiede di fermarsi per 18 mesi. La norma ha come obiettivo la sospensione dei procedimenti che non sono ancora arrivati a definizione, scelta che ci è costata”. Gli effetti concreti, quindi, immediati, il congelamento dei provvedimenti di revoca per le aziende di Guidonia che erano a rischio. Ma la partita non era davvero finita, sui 120 operai già licenziati e le tre aziende già revocate si è giocata la giornata politica. Decisivo il sub emendamento della forzista Laura Cartaginese intenzionata a salvare i “120 che non possono essere lasciati a casa”, modifica sostenuta dall’intero centrodestra con il voto determinante ai fini dell’approvazione del Pd (dall’area Astorre a quella Vincenzi). Di fatto si è inserito nel dispositivo di sospendere non solo i procedimenti in corso, ma anche i provvedimenti, come appunto le revoche. “Approvato il mio subemendamento a tutela dei lavoratori delle cave – il commento a caldo della Cartaginse – si apre un primo vero spiraglio dopo settimane di proteste da parte degli operai, rimasti in piazza in attesa di una risposta dal Comune di Guidonia che non è mai arrivata e di questo dovranno rendere conto ai cittadini. Le istituzioni hanno il dovere di tutelare tutti i cittadini e la Regione Lazio oggi ha risposto”. Glii unici a votare contro alle modifiche della Cartaginese, i cinque stelle che hanno già fatto presente possibili impugnazioni. Poi però la formazione ha votato a favore del dispositivo finale. Rimbalza sui social la reazione del consigliere comunale di Guidonia Emanuele Di Silvio del Pd, presente per l’intera seduta e da venti giorni in piazza accanto agli operai: “Il provvedimento per 18 mesi, salverà le cave a rischio chiusura e migliaia di posti di lavoro. Una buona notizia che apre una possibilità anche per le società già oggetto di revoca e per gli oltre 100 cavatori rimasti senza lavoro. Un importante risultato frutto del coraggio e della tenacia degli operai in piazza da settimane, il cui grido di dignità e lavoro, inascoltato dall’amministrazione Barbet, responsabile di queste due chiusure, è stato recepito dalla Regione Lazio”.
geape.
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