Il futuro delle Terme infiamma il Consiglio di Tivoli

Sarà il tema caldo dell’autunno, su questo non ci sono dubbi, e finché non si troverà una soluzione resterà al centro dell’agenda politica locale per molto tempo. Ed è un bene. Parliamo delle Terme Acque Albule e della sentenza che di fatto dà al socio di minoranza della spa, che gestisce tra le altre cose le Terme di Roma, la possibilità di cedere il pacchetto acquisito nel lontano 2001 al comune stesso. La sentenza, arrivata nel mese di giugno, non lascia adito a interpretazioni diverse da queste e ora il nodo da sciogliere resta quello complesso della separazione senza danni per le casse pubbliche.

Un’impresa sotto tutti i punti di vista che sta disturbando i sonni dei civici, che dipanano a stento una matassa intricata e su cui – forse – non si è mai lavorato abbastanza. Nell’aula riunita lunedì pomeriggio anche per affrontare anche questo tema, grazie a un ordine del giorno presentato da Pd, Tivoli partecipa e Una Nuova Storia, l’aria si è scaldata subito, a dispetto delle temperature poco miti di questi giorni. Da registrare l’intervento dell’ex presidente del consiglio di amministrazione della spa, Giovanni Mantovani, oggi consigliere di Una Nuova Storia, che le carte dovrebbe conoscerle piuttosto bene visto il ruolo ricoperto nel Proietti I, e che forse proprio per questo motivo ha preferito usare la strategia dell’attacco preventivo. Come? Sparando a zero sul passato prossimo e lontano, con attenzione alle vicende dell’amministrazione Gallotti e alla decisione di non rinnovare i patti parasociali, uno dei numerosi contenziosi intrapresi dal socio di minoranza contro il municipio nel corso degli anni. Al grido di “coraggio”, l’uomo che doveva prendersi la fascia tricolore al posto di Proietti e che invece non ha superato lo scoglio del primo turno, ha esortato gli ex compagni di avventure, non ce ne vogliano per la scelta del termine i consiglieri più a destra della compagine, a decidere cosa fare dell’acqua sulfurea e del business termale. Una posizione che non ha trovato sponde tra i colleghi d’aula e che di fatto registra un problema, forse neanche l’unico, soprattutto se si guarda al futuro.

“In quasi otto anni l’amministrazione Proietti non è stata in grado di formulare una proposta credibile per il futuro del termalismo tiburtino. Quindi ha scommesso tutto sull’accordo con il socio privato, senza avere indirizzi chiari per lo sviluppo e la valorizzazione della risorsa termale – commentano Alessandra Fidanza e Nello de Santis di Tivoli Partecipa – A questo punto l’esercizio di cercare responsabilità nel passato è pretestuoso: il passato è Proietti e le sue politiche che hanno portato, tra l’altro, ad una situazione di bilancio inadeguata. Il consiglio comunale deve essere costantemente informato. Quale assetto societario avrà la società per mantenere il core business della risorsa termale? E più in generale: che idea ha l’amministrazione del termalismo nell’area di Bagni di Tivoli?”.

Pragmatica anche la linea dei dem: “Abbiamo cercato ancora una volta, insieme alle altre forze di opposizione, di portare all’attenzione del Consiglio Comunale la vicenda delle terme, che, a seguito di una recente sentenza, vede oggi il comune soccombente per circa 8.000.000 di euro – fanno sapere dal Pd Alessandro Fontana e Manuela Chioccia -. Abbiamo cercato di aprire una discussione utile, utile per la città e per il futuro di Tivoli. Il Sindaco e la maggioranza, a corto di idee e proposte valide, anche questa volta non hanno voluto assumersi le loro responsabilità e non sono stati di grado di prendere alcuna decisione. Una cosa è certa però: dal 2011 in poi, e dal 2014 in particolare dopo la prima elezione di Proietti, gli investimenti si sono fermati e si è perso tempo dietro alle cause legali, rinviando i problemi di anno in anno finché, oggi, i nodi sono venuti al pettine”.