I lavoratori delle cave sono stati ascoltati, la protesta “è arrivata fino alla Pisana” dicono i sindacati il giorno dopo il voto, da parte del consiglio regionale, di un testo che blocca la chiusura delle aziende estrattive, aprendo un’opportunità anche per le imprese già colpite e quindi per gli operai. Loro sono i protagonisti. Tre settimane di battaglie, cortei, presidi, notti nelle tende sotto il Comune di Guidonia Montecelio.
La partita romana. L’amministrazione comunale cinque stelle non ha voluto saperne di mediare una soluzione a difesa dell’occupazione, dopo aver decretato atto su atto una vera emergenza: con 120 già licenziati e un’altra decine di revoche di autorizzazioni pronte per altrettante aziende, con un potenziale disastro per 2.000 famiglie, la vertenza è approdata in Regione. Il testo approvato ieri in Aula, voluto dalla Giunta su impulso del piddì, “azione strategiche per il rilancio e la riqualificazione del settore estrattivo”, di fatto apre a diciotto mesi di verifiche straordinarie che porteranno a definirire la situazione e a una nuova legge regionale. In questo anno e mezzo, e qui viene stoppata la valanga delle nuove revoche, nei distretti industriali – cioè Guidonia – viene tutto congelato. Una giornata convulsa in Regione, perché il testo da solo non bastava a gettare una scialuppa ai lavoratori già licenziati, le aziende già chiuse non venivano ricomprese. Ecco perché è iniziata una lunga trafila di trattative, verifiche tecniche, riunioni. A mezzogiorno, 25 i sub emendamenti presentati a modificare questo testo dell’assessore Gian Paolo Manzella. La maggior parte dei cinque stelle, proposte più restrittive, alcune passate poi dal voto, altre no. Il resto di FdI, uno del Pd e quello che ha accentrato l’attenzione, il numero 11. Prima firmataria l’azzurra Laura Cartaginese, presentato insieme a tutto il centrodestra: due righe con cui si inseriscono oltre ai procedimenti che saranno sospesi anche i “provvedimenti”, cioè le revoche già effettuate. Questa è la scialuppa, passato con il voto del Pd, contrari i cinque stelle che hanno poi però approvato l’intero documento.
E adesso? Sono le ore delle reazioni. I primi a parlare, dopo le dichiarazioni notturne dalla Pisana, i sindacati. “Ancora una volta il ruolo della Regione Lazio, questa volta ad opera del consiglio regionale, diventa determinante per dare o provare a farlo, una soluzione ad una situazione aperta il 10 agosto da un’amministrazione comunale poco attenta alle conseguenze dei propri atti e soprattutto miope nella definizione di una situazione produttiva e ambientale come quella delle attività estrattive che necessita di strategie di medio lungo periodo – dicono Remo Vernile Feneal Uil, Daniele Mancini Lica Cisl e Claudio Coltella della Fillea Cgil – il provvedimento di modifica della legge regionale votato ieri nei proclami aprirebbe una finestra entro la quale definire una serie di provvedimenti organici speriamo condivisi, con obiettivo di ridefinire il sistema produttivo di recupero dei siti adibiti a cave, ma soprattutto a ridefinire un nuovo concetto di sfruttamento di risorse non rinnovabili quali sono le pietre ornamentali e nel caso specifico del nostro distretto del travertino romano”.
Prossimo passo, immediato, comprendere ogni possibile effetto. “Servirà qualche ora per capire se effettivamente tutti rientrino nel provvedimento che se ci siano le condizioni per far ritirare i licenziamenti già avviati – spiegano i sindacalisti – ma certamente il segnale di attenzione all’occupazione inviato dalla Regione Lazio denota che la lotta dei lavoratori a difesa del lavoro, della loro professionalità e della loro storia familiare è arrivata fino alla Pisana. In queste tre settimane i lavoratori in lotta non hanno mai chiesto di passare un colpo di spugna sul passato, ma solo di dare al sistema il tempo di entrare in un nuovo regime di norme da costruire insieme che dia garanzie di sicurezza, occupazione, formazione e riqualificazione ad un settore produttivo vitale per l’intera regione Lazio. Assemblee e riunioni dei prossimi giorni – concludono i sindacati – definiranno le strategie da adottare sicuramente in ogni caso possiamo affermare che la lotta a difesa del lavoro non si fermerà, continueremo a sollecitare le istituzioni e le aziende per arrivare a ridare alle famiglie la serenità che solo un posto di lavoro può dare”. geape.
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